Prima di entrare nel vivo del prodotto di cui vi parliamo questa volta, è necessario fare una piccola premessa sul packaging secondario e sulla sua funzione.

Comunemente infatti per packaging secondario si intende l’imballaggio che non è a contatto diretto con il prodotto finale ma che serve per raggruppare più unità di vendita.

Tanto per fare andare nel pratico, confezioni di bottiglie, scatole per medicinali in blister, packaging multipli per lattine o snack sono alcuni esempi di packaging secondario.

Quindi in linea di massima quest’ultimo ha una funzione prevalentemente logistica con lo scopo di facilitare la mobilitazione delle merci all’interno dei punti vendita e il rifornimento degli scaffali.

Se il packaging secondario viene rimosso il prodotto non subisce nessun tipo di alterazione, tra di loro infatti si inserisce sempre il packaging primario.

La tendenza che però si sta diffondendo sempre di più, soprattutto in alcuni settori specifici, è l’utilizzo del packaging come strumento di posizionamento di prodotto.

Quando il packaging secondario racconta una storia

Prendiamo il caso del packaging per liquori o per vini di alta qualità.

È possibile che l’etichetta o il collarino non siano sufficienti per comunicare un’immagine accattivante e distintiva. E qui entra in gioco proprio il packaging secondario.

Se la nostra bottiglia piuttosto che venderla così com’è, con la sola etichetta, la inseriamo all’interno di una scatola, la percezione del suo valore cambierà in modo sostanziale.

Quindi il primo vantaggio è quello di alzare il posizionamento nell’alto di gamma del nostro prodotto. Ma c’è un ulteriore risvolto positivo da tenere a mente.

Quando il packaging secondario racconta una storia

La scatola non rappresenta più un semplice imballaggio, ma può essere sfruttata in numerosi modi differenti per comunicare il brand, un messaggio o una storia.

La scatola potrebbe infatti ospitare un depliant o un QR Code per:

  • approfondire la conoscenza dell’azienda
  • raccontarne la filosofia
  • per offrire un’esperienza degustativa del prodotto
  • per avere maggiori informazioni sulle ricette possibili con il prodotto

Oppure il contenitore stesso può diventare veicolo di racconto. Ci sono numerosi esempi di packaging che si aprono e si scompongono per ospitare una presentazione di ciò che contengono.

Quando il packaging secondario racconta una storia

In questo modo il packaging secondario subisce un’evoluzione.

La bottiglia del Viparo, storico amaro umbro dal 1912, ne è un pratico esempio. Sul solo spazio dell’etichetta non sarebbe mai stato possibile raccontarne le origini, così la scatola si apre all’acquirente come una porta, sulla cui soglia si è invitati ad entrare.

La forza evocativa delle parole che ne tramandano l’antica storia rappresentano un ulteriore e suggestivo pezzo del racconto.

È così che ci si differenzia. È il percorso che dà specificità al nostro prodotto o alla nostra azienda.

Di sicuro chi non conosce il Viparo, osservando la sua confezione si sentirà rassicurato, accolto e incuriosito da un amaro con una storia così lunga e di tradizione.

Quando il packaging secondario racconta una storia
Quando il packaging secondario racconta una storia

Come ultima funzione il packaging secondario può rappresentare la scelta migliore quando si vuole andare nelle enoteche e proporre il proprio prodotto come confezione regalo.

In questo caso le scatole per bottiglie devono essere estremamente ricercare e avere degli elementi o delle finiture per aggiungere quel valore al prodotto in modo che potrà essere un dono prezioso in ogni occasione.

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